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1 anno fa…

Un anno fa iniziava tutto, se si può dire così. Un anno fa a quest’ora già stavo pregustando la fine della prima tappa del mio Cammino verso ovest. Un Cammino sognato a lungo, che ho iniziato chiedendomi dove sarei riuscita davvero ad arrivare… domanda alla quale ho trovato risposta solo guardando quello scoglio lanciato nell’Oceano proprio davanti al tramonto di Finisterre. È passato un anno e ancora non riesco a credere di essere arrivata là… ho ancora nel naso l’odore del mare, ma anche l’odore della terra umida di rugiada delle tante mattine in cui mi sono alzata presto e, zaino in spalla, ho iniziato a camminare. A volte, sentendo una canzone o anche solo spingendo il carrello al supermercato, passeggiando per strada, un colore, un odore, mi riportano là, come se una mano mi tirasse per l’ombelico e mi catapultasse da qualche altra parte: in mezzo alle risaie della Lomellina, nei boschi della Val di Susa bagnati di pioggia, sul Canal du Rhone à Sète con il temporale che mi inseguiva, in mezzo alle vigne e ai campi di grano dopo Carcassonne, su un sentiero a fissare i vitelli dei Pirenei che mi fissavano a loro volta, o in un bar spagnolo, a ridere per una gallina che amava la compagnia dei pellegrini… non so mai dove mi porterà. Ma so che sarà bello tornare là per qualche secondo e risentire odori e suoni lontani ma che sono sempre con me.

Dopo un anno lo so, anche più di quanto non mi fossi resa conto le altre volte: il Cammino non finisce a Santiago, sulla piazza di pietra, o sulla scogliera davanti all’Oceano. Il Cammino non finisce mai, cammina dentro di noi e ci spinge a restituire quello che abbiamo ricevuto, a rimetterci in gioco, a voler andare sempre oltre… anche dopo un anno, anche dopo 10. Sempre.video-391

Un percorso millenario attraverso l’Europa: dalla Piana Rotaliana a Santiago de Compostela

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Il Cammino è un’alchimia del tempo sull’anima

Il Cammino è un’alchimia del tempo sull’anima. È un processo che non può essere immediato e nemmeno veloce. Il pellegrino che assomma le giornate a piedi lo sperimenta. Al di là dell’orgoglio un po’ puerile per aver compiuto uno sforzo notevole rispetto a coloro che si accontentano di camminare otto giorni, egli percepisce una verità più umile e più profonda: non basta una breve marcia per venire a capo delle proprie abitudini.
Essa non trasforma radicalmente la persona. La pietra resta rozza perché, per foggiarla, occorre uno sforzo maggiore, occorrono più freddo e più fango, più fame e meno riposo.

Jean-Christophe Rufin, “Il Cammino immortale”

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I passi, i giorni, il ritmo, sempre più in là…

A volte mi sembra di essere partita da una vita, mentre sono solo un mese e 3 giorni. I giorni e le tappe, i paesi e gli incontri si confondono quasi gli uni con gli altri, sembrando a momenti infiniti, a momenti pochissimi.
Sono gli scherzi della routine del Cammino, che ha un ritmo sempre uguale a se stesso, come i miei passi: ti svegli, mangi, chiudi lo zaino, parti, cammini, vivi, mangiucchi; arrivi, doccia, lavi, ti riposi, visiti la città, fai un po’ di spesa, mangi, chiami a casa, dormi.
Ogni giorno è sempre uguale a se stesso, ogni giorno è sempre profondamente diverso.
Mi guardo indietro e mi sembra di fare questa vita da almeno un anno e invece sono 33 tappe…eppure… Le risaie, le montagne, il freddo, i saliscendi infiniti, il caldo terribile, la pianura, i canali e gli stagni, il mare… Quanti paesaggi ho attraversato in questi pochi giorni! In soli 840km di Cammino…un passo dopo l’altro, un campo dietro l’altro, una montagna via l’altra, fra piccole e grandi città, borghi sperduti, posti nemmeno definibili borghi…eppure ci siamo passati! Volti accoglienti, persone indifferenti, abbracci, domande… Ogni sera la voglia di avere accanto chi non può essere con me, ogni mattina la voglia di ripartire e camminare per avvicinarmi un po’ di più al momento in cui ci incontreremo…
Dopo settimane in cui chi non era coinvolto nella rete di solidarietà che in Francia circonda, un po’ di nascosto, i pellegrini verso Compostela si mostrava perfettamente indifferente alle nostre motivazioni e ai nostri destini, oggi per la prima volta, ben 9 persone mi hanno fermata e mi hanno chiesta dove andassi, da dove fossi partita e forse una scintilla di curiosità l’ho vista accendersi negli occhi di qualcuno di loro… Semi pellegrini sparsi lungo il Cammino verso ovest… Solo El de Arriba legge i cuori e saprà se porteranno frutto!
Per ora, io mi sono cosparsa i piedi di limone e posso spegnere la luce, in attesa dell’alba…

Mentre sono in pausa… le foto e altre note

Mentre sono a casa in pausa, in attesa di notizie dal meccanico, mi sono messa al lavoro sistemando le foto scattate lungo il Cammino e ho pensato di buttare giù qualche riflessione fatta.

Innanzitutto, tutte le foto che sto scattando, vengono caricate in alta risoluzione sul mio album Flickr, che potete trovare cliccando qui.

Camminando, in questi primi quattro giorni, ho percorso circa 126 km, partendo da Milano e andando un po’ a zig-zag per la Lombardia, fino a varcare il confine con il Piemonte e arrivare a Vercelli. Prima di partire alcuni mi hanno chiesto se mi fidassi ad andarmene in giro così, da sola, zaino in spalla. Se non me l’avessero chiesto, forse non mi sarei posta il problema, ma a posteriori, posso dire che sì: c’è da fidarsi ad andarsene da soli in giro per i campi e le strade provinciali, anche se si è donna e non si ha un aspetto feroce. In quattro giorni ho ricevuto solo solidarietà, affetto e accoglienza, anche da perfetti sconosciuti e persone che mi conoscevano solo per aver letto qualcosa in questo sito. Di alcuni di loro avete già letto nelle poche righe che ho scritto ogni sera… per me è stato davvero un’esperienza speciale scoprire lo spirito di accoglienza che si cela anche in Lombardia, recentemente nota solo per qualche genio che vuole affondare i barconi dei migranti. La solidarietà e l’accoglienza, lo diceva anche Manzoni, sono insite nello spirito dei Lombardi e si manifestano anche quando eleggiamo personaggi che non sanno fare altro che dire “Prima il Nord”…riscoprire tutto questo sulla mia pelle è stato bellissimo e perciò ringrazio di cuore tutti coloro che mi hanno aiutata, accolta e accompagnata in questi primi giorni, anche solo con una battuta scherzosa, come gli anziani di Nicorvo che abbiamo incontrato al bar ieri mattina.

Un’altra cosa che mi ha molto colpita è stata il camminare “fuori pista” e anche un po’ “fuori mappa”. Infatti, per i primi 3 giorni, da Milano a Mortara, non ho seguito un Cammino “tracciato”, ma sono andata un po’ a naso.  Il primo giorno, con Stefano, abbiamo seguito la pista ciclabile che costeggia il Naviglio Pavese fra Milano e Pavia; il secondo giorno, per raggiungere la famiglia di Katia a Ferrera Erbognone, ho chiesto aiuto a GoogleMaps, che mi ha portata a destinazione, seguendo un po’ di provinciali e facendo un po’ (pochi!) di sterrati; il terzo giorno ho chiesto a GoogleMaps e poi mi sono inoltrata fra campi e risaie, camminando sugli arginelli che le separano e imprecando contro le sterpaglie e i canali non valicabili.

È stato bello rispondere ai saluti e alle domande curiose della gente che mi vedeva passare in luoghi in cui è difficile vedere un pellegrino o comunque un viandante.  E soprattutto, ho scoperto che sì, si può fare: uscire da casa e andarsene a piedi in giro per il mondo, senza venire investiti da un camion (prestando sempre la massima attenzione!): per chi vi incontrerà sembrerà una cosa strana, ma nel 90% dei casi, più che ostilità mostreranno ammirazione e forse anche un po’ di invidia! E l’esperienza mi ha sicuramente insegnato che i piedi possono davvero portarmi dappertutto, non solo dove non è stato tracciato un sentiero, ma anche dove nessuno ha mai pensato che potesse passare qualcuno!

Infine, sono proprio quei paesi “fuori dalle mappe”, come Ferrera Erbognone o Nicorvo (alcuni mi hanno chiesto dove cavolo fossi finita, perché non si trovano nemmeno sulla Guida Michelin!) a svelare il proprio cuore più accogliente. Sono questi paesini, dispersi fra i campi e le risaie ad avermi ricordato in modo così chiaro – e bello – che l’Italia non è tutta Milano, o Roma, o Torino, ma è fatta da un’infinita costellazione di piccoli e piccolissimi paesini dalla vocazione agricola e dal cuore semplice. Entrando a Cergnago o a Palestro, ad esempio, mi è venuto in mente l’ingresso a Belorado, Tardajos e ad altri numerosissimi e altrettanto minuscoli pueblos spagnoli da cui passa il Cammino Francese. Per tanti pellegrini, quei borghi rappresentano quasi il paradiso: una realtà fuori dal tempo e dal progresso chiassoso delle grandi città… li abbiamo dietro casa e ce li dimentichiamo quasi sempre!

Il Cammino non è un fine ma un mezzo

“Il cammino in sé non è un fine ma un mezzo: il migliore senza dubbio e il più anticamente conosciuto per liberarci da tutti i legami che c’incatenano ai nostri comodi, alle nostre pigrizie, alle nostre abitudini, ossia in definitiva a noi stessi.
Camminare è bene perché stanca, perché ci purifica: il sacco pesa, le scarpe o i ciottoli della strada vi ammaccano i piedi, il sole picchia con forza, la sete o la fame vi attanagliano, l’anima tenuta prigioniera del corpo troppo ben curato, a poco a poco spicca il volo.”

Da Henri Engelmann, I Pellegrinaggi

Una settimana sul Cammino di Santu Jacu. Il diario.

A volte un po’ di tempo libero si presenta inaspettato come un bel regalo in un giorno qualunque. Per me è stato così: improvvisamente, a metà novembre è stato evidente che per una settimana probabilmente non avrei avuto lavoro e così ho deciso di fare lo zaino e rimettermi in Cammino. Una possibilità che aspettavo da tempo, da quando nell’agosto del 2008 ero tornata, piena di entusiasmo e di gioia dal Cammino di Santiago. Certo, questa volta non avevo un mese a disposizione, ma una settimana è sempre meglio di niente! La scelta del Cammino da intraprendere è stata naturale: il Cammino di Santu Jacu. E la scelta è stata legata un po’ al periodo dell’anno – andare a camminare in Galizia a fine novembre equivaleva ad accettare un’ottima probabilità di prendere pioggia per buona parte del tempo – e soprattutto all’impegno che mi ha legata da ormai 3 anni al Cammino sardo che ho visto crescere e che ho sostenuto, per quanto mi è possibile.

Inizialmente avrebbe dovuto partire insieme a me la mia collega Irene, ma problemi di lavoro l’hanno trattenuta a casa all’ultimo minuto. Così, hanno fatto gli zaini due pellegrini di eccezione: i miei genitori, Paolo Zanni e Maria Luisa Albizzati. E così, il nostro Cammino di Santu Jacu nel Sulcis si è trasformato in qualcosa di particolare e di diverso da tutte le altre esperienze a piedi vissute fino a oggi. Con mia madre già avevo percorso il Cammino Francese nel 2006, ma con mio padre non avevo mai camminato così a lungo e le incertezze legate al clima e al percorso un po’ pionieristico hanno messo sicuramente del pepe alla partenza.

Comunque, fatti i biglietti, fissate le date, scaricate guida e mappe, eravamo pronti e siamo partiti, lasciando a casa a presidiare il fortino Alessandro, che ci avrebbe seguiti e sostenuti nei giorni a seguire.

24 novembre. Milano-Cagliari in aereo, Cagliari-Santa Lucia a piedi.

La mattina del 24 novembre la sveglia è suonata molto presto: alle 5:30, giusto il tempo di mangiare un boccone, chiudere lo zaino e metterci in macchina per recuperare i miei compagni di avventura e poi via, verso l’aeroporto di Orio al Serio!

Pellegrini sbarcati a Cagliari
Pellegrini sbarcati a Cagliari

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Consigli per camminanti e pellegrini

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Oggi approfitterò di questo mio spazio in cui di solito sfogo pensieri e annoto, idee, suggestioni e cose che mi piacciono, per dare un consiglio. Da diversi anni, ormai, investo parte del mio tempo libero collaborando con un progetto che, finalmente, inizia a camminare sulle proprie gambe: il Cammino di Santu Jacu in Sardegna.
Questo Cammino, creato grazie al lavoro duro e gratuito di tanti volontari, attraversa i paesaggi più belli della Sardegna e delle isole di San Pietro e Sant’Antioco ed è ormai percorribile senza problemi, anche se richiede al pellegrino un po’ più di spirito dell’avventura rispetto al Cammino Francese (ma questo non significa molto, visto che ormai il Francese è diventato iper-organizzato!)… Insomma, è adatto a chi vuole veramente tentare la splendida avventura di scoprire se stesso camminando e mettendo nel proprio zaino paesaggi nuovi e persone semplici e vere.
Chi decidesse di camminare in Sardegna seguendo questo itinerario, può scegliere di percorrerlo tutto o in parte, partendo da Cagliari verso nord o verso il Sulcis e le isole, oppure da Porto Torres o Orosei verso sud…insomma: è un Cammino che può essere su misura per tutti, camminatori e ciclisti, con cavalli e muli, in massima libertà!

Le informazioni generali, i descrittivi dettagliati, le mappe delle singole tappe, potete trovarli in queste pagine dedicate al Cammino di Santu Jacu.

Per chi volesse lasciarsi trasportare e iniziare a sognare un po’, invece, ecco il diario di alcuni pellegrini che hanno percorso il Cammino nel Sulcis e sulle isole di San Pietro e Sant’Antioco durante il mese di agosto 2013… Naturalmente con un sacco di foto! Cliccate qui!

Il Cammino di Santiago nella Storia

La Cruz de Hierro
La Cruz de Hierro

Forse non tutti sanno che qualche tempo fa ho pubblicato sul sito www.antika.it tre articoli dedicati alla storia del Cammino di Santiago. Li potete trovare partendo dalla mia pagina personale nel portale.

Gli articoli sono intitolati:

    1. Cammino di Santiago: leggende e avvenimenti storici
    2. Pellegrinaggi nel Medioevo
    3. Cammino di Santiago: Storia e Origine

Buona lettura e Buon Cammino a tutti!