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Alloggi Arles – Carcassonne

In seguito a diverse richieste, ritengo utile pubblicare qui la lista coi riferimenti dei luoghi dove ho aggiornato lungo il Cammino, nella tratta Arles – Carcassonne. Essendo un segmento fuori da “Cammini” ufficiali, non si tratta di accoglienze pellegrine, ma di strutture turistiche, eccezion fatta per la Maison du Pèlerin di Saint-Gilles.

Se non riuscite a visualizzare l’elenco, apritelo da qui: https://docs.google.com/spreadsheets/d/1Q0cYKopK3XzpEqmgRgaudstgXrmbpLq0XXP5XHjpIf4

Tracce GPS Carcassonne – Lourdes (Cammino del Piemonte Pirenaico – GR78)

Tracce GPS del Cammino del Piemonte Pirenaico da Carcassonne a Lourdes (GR78).

ATTENZIONE: Quando usate il GPS non siete autorizzati a spegnere il cervello! Ricordate di prestare sempre la massima attenzione a ciò che fate e a dove mettete i piedi. Il miglior giudice del cammino da seguire deve essere la vostra testa, non il GPS.

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Tracce GPS Arles – Carcassonne

Ecco le tracce gps del tratto Arles-Carcassonne, seguendo il Canal du Rhône à Sète e poi il Canal du Midi, da Agde fino a Carcassonne. Si tratta di un itinerario più breve rispetto alla Via Tolosana e più riparato dal sole e dal vento, ideato e aperto da Flavio Vandoni nel 2010 e messo liberamente a disposizione, insieme a molti altri cammini, sul sito camminando.eu. Il percorso è facile e del tutto pianeggiante, ma non è dotato di accoglienze pellegrine, quindi occorre organizzarsi.

ATTENZIONE: Quando usate il GPS non siete autorizzati a spegnere il cervello! Ricordate di prestare sempre la massima attenzione a ciò che fate e a dove mettete i piedi. Il miglior giudice del cammino da seguire deve essere la vostra testa, non il GPS.

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Tappa 38: Carcassonne – Montréal. Fra conchiglie e catari

Il Cammino riserva sempre molte sorprese a chi le sa cogliere…e ieri me ne ha presentata una bella grossa: mentre stavo scrivendo il blog, ieri sera, è arrivato all’Ostello della Gioventù un ragazzo munito di carretto, bastoncini e tutto l’armamentario di uno che ha tanti km alle spalle e tanti ancora da percorrere. Nel corso della serata ci siamo fatti una bella chiacchierata e così ho scoperto che Becket sta percorrendo a piedi il periplo della Francia in senso antiorario: è partito l’1 gennaio da Parigi e tornerà a Parigi a fine anno, dopo più di 6000 km. Incredibilmente, anche lui nella vita fa l’archeologo… E questo fatto, nel giorno in cui in Italia viene riconosciuta per la prima volta l’esistenza della professione dell’archeologo mi dà da pensare. Se volete seguire il viaggio di Becket, potete farlo sia su Facebook che tramite il suo sito internet… E intanto veniamo alla tappa di oggi!
Oggi è stata una giornata entusiasmante, ma ricca di contrasti. Il primo motivo di entusiasmo è stato il trovare ad attendermi, alla fine del Ponte Vecchio di Carcassonne, i segnali del GR 78, noto anche come Cammino del Piemonte Pirenaico, che seguirò per le 21 tappe che mi condurranno fino a Saint-Jean-Pied-de-Port. Il secondo motivo di entusiasmo è stato che, contro ogni previsione meteorologica, non ha piovuto, forse anche perché ho usato la strategia “mantella”: tira fuori la mantella quando sta per piovere e non pioverà per farti dispetto!
D’altra parte, però, se i miei passi erano leggeri, ho camminato nella consapevolezza che questi territori hanno vissuto una storia sanguinosa che ne ha segnato l’identità: ogni villaggio e ogni monumento parlano della repressione subita dai catari nel XIII secolo, repressione tradottasi in una vera e propria crociata, a cui sono seguiti roghi e persecuzioni durature. Ancora nel XV secolo a Lavalette – il secondo villaggio attraversato oggi – Maria appare a due pastorelli ricordando loro di pregare, di non peccare e di onorare le feste comandate. Il precetto di onorare le feste stava molto a cuore anche a San Domenico, che venne inviato qui in veste di predicatore per riconvertire la popolazione catara: egli compì ben tre miracoli fra Arzens e Montréal. Il primo è quello delle “spighe sanguinanti”: nel giorno di una festa comandata, il frate incontrò dei paesani intenti al lavoro e li sgridò; a dimostrazione della sua ragione, le spighe, che i due stavano trasportando, cominciarono a sanguinare ed essi abbandonarono l’eresia. Gli altri due miracoli videro il santo intento a placare una tempesta con la forza della propria preghiera e a rendere potabile l’acqua di una fonte salmastra. Per quanto però San Domenico abbia compiuto miracoli in queste zone, mi rimane difficile dimenticare che la sua missione fosse la repressione, impresa che riuscì molto bene ai suoi confratelli: i domenicani, infatti, furono sempre fra i migliori inquisitori al servizio della Chiesa.
Altre due storie, legate a questa tappa, richiamano la triste vicenda dei catari: la prima è la storia del villaggio di Alairac. Alairac è un villaggio arroccato del tipo a “circulades”, una tipologia tipica della Linguadoca-Rossiglione fra l’anno Mille e il 1130: le case si disponevano ad anelli concentrici attorno a un punto nodale costituito da un castello a motta o da una chiesa ed erano le stesse case a costituire la cinta fortificata. Il passaggio da un anello all’altro era garantito da porte passanti fra le case. L’abitato di Alairac dovette resistere all’assedio posto da Simone di Monfort prima della presa di Carcassonne e proprio da Alairac proveniva uno dei sostenitori dell’ultimo prefetto cataro che lo accompagnarono nella sua fuga in Catalogna. Al suo ritorno, egli venne catturato e arso sul rogo.
L’ultimo simbolo visibile della repressione catara di cui parlerò oggi, infine è visibile da lontano ed è stata posta a presidio tangibile del territorio: si tratta della Collegiata di Montréal, dedicata a San Vincenzo. La sua sagoma imponente e fortificata è andata a sostituire, nel 1318, la più modesta chiesa parrocchiale e venne destinata a ospitare un capitolo di canonici. L’edificio è realizzato in stile gotico meridionale: corrente architettonica che viene concepita proprio per la lotta all’eresia. San Vincenzo, povero lui, con la vicenda catara non c’entra nulla: martire del IV secolo d.C., da queste parti è molto venerato come protettore dei vignaioli! Pare che, attraversando questi territori a dorso di mulo provenendo da Saragozza, si fermò a parlare con dei vignaioli. Mentre lui parlava, il mulo sgranocchiò un po’ della vite: da quel tralcio venne molta più uva che dagli altri…e nacque la tecnica della potatura della vite.20140625-184441-67481468.jpg

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Turista a Carcassonne: le magie di Viollet-le-Duc

Oggi ho trascorso una giornata di relax immersa nel Medioevo respirabilmente medievale di Carcassonne. Ieri, al mio arrivo, la Cité mi era sembrata una specie di parco giochi per turisti: tutto perfetto, i ristoranti a tema, i negozi di souvenir medievali… Ma tutto bellissimo, come se la cittadella fosse stata costruita ieri…
Oggi, però, mi sono alzata alle 7 e sono uscita presto dall’Ostello della Gioventù, seguendo il consiglio della mia compagna di stanza: alle 8 la chiesa di Saint-Nazare era deserta, le viuzze silenziose, si sentivano solo i battiti d’ala dei colombi e i richiami degli spazzini impegnati a rimuovere i detriti lasciati dai turisti di ieri. La chiesa mi ha incantata: le vetrate stupende, un’architettura spettacolare che unisce l’impianto originario romanico con un coro maestoso gotico, il sole che trafigge il rosone violetto trasformandolo in una ruota del tempo… Poi ho continuato il mio giro e in tarda mattinata ho visitato anche il castello comitale. E ho capito chi è stato l’artefice di tutta questa bellezza, quasi troppo bella. Nella mia ignoranza crassa avevo scordato che qui ha operato per decenni Viollet-le-Duc, che dal 1856 in poi si è fatto carico dei restauri prima della chiesa e poi dell’intera cittadella. Ma sotto Luigi XVI, ancora non era di moda una riflessione epistemologica sul senso del restauro e così Viollet-le-Duc ha avuto modo di dare la propria impostazione e il proprio senso al lavoro. Ha compiuto un rilievo completo dei resti esistenti della cittadella, che ormai era in rovina ed era stata invasa da abitazioni povere e private che si addossavano alle mura snaturandone il senso e la bellezza. L’architetto fece eliminare queste costruzioni e ricostruì da zero le coperture e le decorazioni, laddove esse non erano più leggibili. Assunse mastri scultori e mastri vetrai e rifece la decorazione della chiesa. Trasformò, nell’arco di 60 anni un insieme di ruderi in un santuario della storia dell’arte medievale, unendo un’osservazione attentissima dei resti a una conoscenza e consapevolezza profonda della cultura architettonica medievale, tanto che oggi Carcassonne può essere considerata un museo esemplare del Medioevo francese. Il risultato è eccezionale, forse criticabile dal punto di vista della “sincerità” del restauro, ma sicuramente lascia a bocca aperta!
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La leggenda della Dama Carcas

Ancora una volta, lungo il mio cammino, incontro una leggenda legata alla figura di Carlomagno: questa volta si tratta della leggenda della Dama Carcas. La città di Carcassonne era a quei tempi governata dal saraceno Balaak, la cui sposa si chiamava, appunto, Carcas. Quando Carlomagno condusse la sua campagna contro i Mori per liberarne la Spagna, cinse d’assedio la città e, durante gli scontri, Balaak perse la vita. Ma la Dama Carcas non si perse d’animo e condusse ella stessa le difese. Dopo 5 anni di assedio, la città era stremata e quasi tutti i difensori erano morti per la fame: la Dama Carcas fece allora sistemare al loro posto dei manichini di paglia per ingannare il nemico. Ma il problema più grave era la fame: ormai in città non rimaneva altro cibo che un porcellino e una misura di grano. Carcas ebbe un’idea: diede da mangiare al maialino il grano e poi lo catapultò, come regalo, nel campo dei Franchi. Cadendo, dallo stomaco del porcellino uscì il grano che aveva appena ingerito. Carlo, visto questo, diede ordine di togliere l’assedio: dopo 5 anni a Carcassonne c’era ancora tanto cibo da dare il buon grano ai porci!
Quando il campo fu tolto e l’armata si fu allontanata, la Dama fece suonare le trombe (Carcas-sonne) e richiamare il re. La sua astuzia aveva infine salvato la città e lei propose un’alleanza di pace al re dei Franchi.

Lacune che si colmano

Con il passare dei giorni e con le ricerche che si approfondiscono, gradualmente anche i dubbi e le lacune iniziano a colmarsi e l’animo della pellegrina a tranquillizzarsi, anche per quelle tappe che sono meno frequentate e quindi meno attrezzate. Così, grazie a Flavio a cui devo sempre di più, ecco che anche le tappe fra Arles e Carcassonne iniziano ad avere alloggi possibilità di alloggi.

Come sempre, troverete questi aggiornamenti nel file excel che ho pubblicato nel post relativo alle tappe. Comunque, ecco il PDF aggiornato con i nuovi dati.

Sète: una delle tappe fra Arles e Carcassonne